Parole Buone come il Pane
Campagna di sensibilizzazione 2025Le parole sono ponti invisibili
Ci connettono agli altri, ci permettono di raccontare chi siamo e di dare significato al mondo che ci circonda. Ma le parole possono essere anche confini, barriere che separano, etichette che riducono e categorizzano, creando distanza anziché comprensione. Ogni parola porta con sé una storia, un peso culturale, un’immagine che cambia a seconda dichi la usa e del contesto in cui viene pronunciata.
Quanti significati ha la stessa parola?
Prendiamo, ad esempio, le parole che descrivono la povertà: “fame”, “solitudine”, “casa”.
Cosa significano queste parole per chi vive l’esperienza di non avere una casa? E cosa evocano per chi una casa ce l’ha?
Per alcuni, la parola casa rappresenta sicurezza, intimità e radici; per altri, invece, è un desiderio inaccessibile, una mancanza che definisce la loro identità agli occhi della società.
Questo divario tra chi parla e chi è descritto mette in luce il potere – e i limiti – del linguaggio.
Il progetto “Parole Buone come il Pane”
Attraverso questo progetto, esploreremo come le parole creino mondi simbolici che influiscono sulla nostra percezione della realtà e dei
rapporti umani. Comprenderemo il loro ruolo nel costruire ponti di empatia, ma anche nel perpetuare stereotipi e pregiudizi.
Conoscere il significato profondo delle parole che usiamo diventa così un atto di responsabilità e consapevolezza, per imparare a vedere l’altro non solo attraverso le nostre categorie, ma anche attraverso i suoi occhi.
Le Parole Buone che abbiamo scelto
Le parole sulle quali ci soffermeremo nascono dalla storia e identità di Antoniano e si uniscono a quelle del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, conosciuto anche come Cantico del Frate Sole e con alcune delle parole scelte da Papa Francesco per celebrare il Giubileo.
Una parola per ogni mese dell’anno
Ognuna ha un significato, ma le stesse parole possono essere raccontate da punti divista molto diversi.

La prima è povertà
In Antoniano è una parola di cui parliamo ogni giorno. Qui, la povertà ha tanti volti e tante voci: non è solo mancanza, ma nasconde significati diversi, profondi, tutti reali.
Scopriamoli insieme.
Le parole possono essere buone come il pane: capaci di nutrire, sostenere e creare legami.
Se scelte con cura, saziano l’anima, danno conforto e uniscono le persone attorno alla tavola del rispetto, del dono e della reciprocità.
Il pane è un alimento essenziale, semplice e universale, così come le buone parole che possono aiutarci a costruire un futuro migliore del presente.
Perché una vita bella e dignitosa (e buona come il pane) è un diritto di tutti.
Fra Giampaolo Cavalli – direttore Antoniano